Morbo di Alzheimer, che cos’è.
Il Morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello che colpisce prevalentemente le persone in età presenile. In genere si parla di persone che hanno superato i 65 anni, ma la patologia può manifestarsi anche in periodi precedenti.
Si tratta della forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante, e secondo alcune stime è la causa del 50/70% dei casi di demenza. In Italia colpisce circa 500mila persone.
Data la complessità della malattia, che attualmente non presenta una vera e propria possibilità di cura, gestire bisogni dei malati di Alzheimer è un’attività molto complessa. Per questo motivo, spesso, nelle funzioni di assistenza i familiari scelgono di essere affiancati dalla figura di un OSS, di rivolgersi a delle Case di Cura o comunque di richiedere un sostegno economico al Comune di residenza.
Alzheimer, primi sintomi.
Uno dei primi sintomi dell’Alzheimer (anche quello fra i più frequenti e riconoscibili) è la difficoltà nel ricordare eventi recenti e l’incapacità di acquisire nuovi ricordi.
Ci sono però anche altri sintomi identificabili, specie con l’avanzare dell’età, come ad esempio:
- afasia (difficoltà nel parlare)
- disorientamento
- depressione
- cambiamenti veloci di umore
- difficoltà nel prendersi cura della propria persona
- problemi nel comportamento
- confusione con tempi e luoghi
- difficoltà a capire immagini visive e i rapporti spaziali
- non trovare le cose e perdere la capacità di ripercorrere i propri passi
- ridotta o scarsa capacità di giudizio
- ritiro dal lavoro o dalle attività sociali
Gradualmente il soggetto affetto da Alzheimer perde le capacità mentali di base e tende a isolarsi progressivamente dalla famiglia e dalla società. Nonostante il quadro clinico sia variabile per ogni individuo ci sono diversi sintomi che accomunano la maggior parte dei pazienti. I primi segnali, spesso, sono considerati per errore come problemi “legati all’età” o allo stress.
Sintomi finali
Quando la malattia avanza possono essere riscontrati sintomi come confusione, aggressività, sbalzi di umore, irritabilità, perdita della memoria a breve e lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali, difficoltà nel linguaggio.
Cause dell’Alzheimer
Le cause del morbo dell’Alzheimer non sono ancora ben definite e comprese: alcune ricerche indicano che la patologia è strettamente legata alla presenza nel cervello di formazioni extracellulari dette amiloidi e di fasci di filamenti elicoidali di citoplasma nei neuroni.
Tuttavia, la causa scatenante del morbo di Alzheimer non è ancora nota alla medicina. Circa il 70% delle cause si pensa sia relativa a una questione genetica, ma sembrerebbe che ulteriori fattori di rischio possano essere elementi come depressione, traumi o ipertensione.
Cura per l’Alzheimer, esiste?
Attualmente non sono ancora stati individuati dei trattamenti che arrestino la malattia o ne invertano il processo. La scienza ha però scoperto dei trattamenti terapeutici che offrono piccoli benefici rispetto ai sintomi e che riescono parzialmente a rallentare il decorso della patologia.
Ad esempio, a livello preventivo, ci si sofferma sull’importanza di modificare alcuni stili di vita personali, assumendo buone abitudini che potrebbero essere potenziali fattori in grado di proteggere nei confronti della patologia. Tuttavia non esiste allo stato attuale una relazione diretta e certa i tra queste raccomandazioni e la riduzione effettiva della malattia.
È in ogni caso vero che una buona stimolazione mentale, un corretto esercizio fisico e una dieta equilibrata sono state proposte sia come possibili modi di prevenzione, sia come modalità complementari di gestione della malattia.
Diagnosi della patologia
Se si sospetta presenza di una possibile malattia di Alzheimer, la conferma della diagnosi è possibile attraverso valutazioni comportamentali specifiche e test cognitivi, spesso seguiti dall’imaging a risonanza magnetica.
Considerato che, come abbiamo visto, la malattia attualmente non presenta una vera e propria possibilità di cura, gestire bisogni dei pazienti diventa fondamentale. Spesso della presa in carico il malato si occupano un coniuge o un parente stretto, e le attività comportano notevoli difficoltà e parecchi oneri, con carichi personali molto faticosi e problematiche che possono coinvolgere la vita sociale, psicologica, fisica ed economica.
Per questo motivo, spesso, nelle funzioni di gestione i familiari scelgono di essere affiancati dalla figura di un OSS, o di rivolgersi a delle Case di Cura o di farsi supportare attraverso sistemi di Assistenza Domiciliare Integrata.
